Il termine “ponte termico” indica una discontinuità nell’involucro edilizio dove il flusso di calore verso l’esterno è localmente più intenso. In termini pratici, corrisponde a una zona della parete, del solaio o della copertura dove la temperatura superficiale interna è più bassa rispetto alle aree circostanti. Nelle giornate invernali, questa differenza di temperatura può superare diversi gradi centigradi.

Classificazione dei ponti termici

La norma UNI EN ISO 10211 distingue tra ponti termici geometrici e ponti termici costruttivi.

Ponti termici geometrici

Originati dalla geometria dell’edificio. Gli angoli tra due pareti esterne, o tra parete e solaio, presentano una superficie disperdente maggiore all’esterno rispetto all’interno. Il calore si disperde attraverso una porzione di struttura più ampia di quella che lo genera internamente, con un conseguente abbassamento della temperatura superficiale interna.

Ponti termici costruttivi

Originati dalla discontinuità nello strato isolante causata da elementi strutturali: pilastri in calcestruzzo armato inseriti nella parete, travi di bordo del solaio, davanzali, cassonetti per le veneziane, architravi, ancoranti metallici. Negli edifici con struttura a telaio in cemento armato costruiti in Italia tra gli anni ’50 e ’90, i pilastri a vista rappresentano la tipologia di ponte termico costruttivo più frequente.

Punti critici più frequenti negli edifici italiani — Pilastri in c.a. non coperti da isolante esterno
— Trave di bordo del solaio (giunto parete-solaio)
— Cassonetto per tapparelle e veneziane
— Davanzale e spallette della finestra
— Angoli verticali tra due pareti esterne
— Raccordo tra parete e balcone

Effetti fisici e conseguenze pratiche

La temperatura superficiale interna ridotta in corrispondenza di un ponte termico può scendere al di sotto del punto di rugiada dell’aria interna. Quando questo accade, il vapore acqueo contenuto nell’aria condensa sulla superficie fredda, depositando umidità. Nel tempo, l’umidità persistente favorisce la proliferazione di muffe, con effetti negativi sia sulla qualità dell’aria interna sia sulla durabilità dell’intonaco.

Dal punto di vista energetico, i ponti termici incrementano il flusso dispersivo dell’involucro. Il loro effetto è quantificato attraverso la trasmittanza lineica (ψ, misurata in W/(m·K)) per i ponti termici lineari, e la trasmittanza puntuale (χ, misurata in W/K) per quelli puntiformi.

Verifica del rischio di condensa

La norma tecnica di riferimento è la UNI EN 13788, che definisce il metodo per il calcolo della temperatura superficiale minima necessaria a evitare la condensa superficiale e la crescita di muffe. Il fattore di temperatura superficiale fRsi, calcolato in regime stazionario, deve essere superiore a un valore critico che dipende dalle condizioni igrotermiche dell’ambiente interno.

Parete con intercapedine: dettaglio del contatto tra isolante e foglio esterno

Sezione di parete a doppio foglio con isolante in intercapedine. Fonte: Wikimedia Commons, dominio pubblico

Correzione dei ponti termici negli edifici esistenti

Negli edifici esistenti, la correzione dei ponti termici richiede generalmente l’applicazione di un isolante continuo che copra anche le zone strutturali. Le strategie principali sono:

  • Isolamento dall’esterno (cappotto): copre uniformemente l’intera superficie, inclusi pilastri e travi di bordo, eliminando la maggior parte dei ponti termici costruttivi.
  • Isolamento dall’interno: non copre i pilastri che attraversano la parete; riduce i ponti senza eliminarli. Può introdurre nuove criticità igrotermiche se non progettato correttamente.
  • Sostituzione degli infissi con taglio termico: riduce la dispersione nei nodi finestra-parete, ma non elimina il ponte termico del cassonetto se non si interviene anche su quello.

Il ruolo della termografia infrarossa

La termografia a infrarossi permette di identificare visivamente i ponti termici sull’involucro edilizio. Effettuata in condizioni adeguate (differenza di temperatura interno-esterno di almeno 10 °C, assenza di irraggiamento solare diretto), restituisce una mappa termica della facciata che evidenzia le zone di maggiore dispersione. È uno strumento diagnostico utile prima di pianificare un intervento, ma non sostituisce il calcolo analitico previsto dalle norme tecniche.

Riferimenti: ENEA — Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile; UNI EN ISO 10211 (ponti termici in edilizia — flussi di calore e temperature superficiali).